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Interviste: Alphazer TALK con Matteo Iachino
Interviste: Alphazer TALK con Matteo Iachino

Interviste: Alphazer TALK con Matteo Iachino

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Data: 08 aprile 2022

Nello sport del windsurf il vento, il mare e le sue onde creano un campo da gioco unico e irripetibile, un campo liquido di una forma in continuo cambiamento. Lì, dove ogni onda non è mai esattamente uguale ad un’altra, Matteo Iachino sfreccia sul pelo dell’acqua con forza, tecnica e velocità. Tra le onde si esprime, le squarcia, le asseconda e le smarca, gioca con esse e con esse si fonde. Trentadue anni, savonese di Albisola, è lui il massimo rappresentante azzurro del panorama surfistico mondiale: primo (e unico) italiano a vincere il titolo di campione del mondo PWA Slalom, il suo nome è scritto nel ristretto elenco di leggende del windsurf planetario, mostri sacri di questo sport come Naish, Albeau, Buzianis, Dunkerbek e Pritchard. Incoronato “Prince of Speed” grazie al trionfo nella Speed World Cup 2021, vanta in bacheca anche un titolo continentale e sei titoli italiani di Slalom e Foil, è stato tre volte vice-campione mondiale e da nove anni figura nella top ten del ranking di Coppa del Mondo Slalom.

A Tenerife, dove vive e si allena, ha fondato il Windsurf Center “Surf Hub Tenerife”. E’ sulle onde dell’Atlantico che Matteo sta preparando una stagione ricca di impegni e competizioni, con un occhio guarda già alle Olimpiadi di Parigi 2024 e quest’estate proverà a realizzare anche una grande impresa in mare con la traversata Italia-Corsica in windsurf. L’atleta in forza al team Alphazer ci racconta come è nata la sua passione e come vive quotidianamente il mare e la sua specialità sportiva.

 

Quando è arrivato il windsurf nella vita di Matteo Iachino?

"Da piccolo facevo nuoto agonistico. All’età di otto anni ho provato per la prima volta il windsurf grazie a mio padre, che lo praticava da tempo. Mi ha letteralmente folgorato, due anni dopo ho fatto un corso e da lì è nato tutto. Decisi di smettere con il nuoto e fare solo quello. Mia madre non era molto convinta all'inizio. Mio padre invece ha iniziato ad insegnarmi un po' meglio e così ho cominciato a fare sul serio. Sono cresciuto in mare, fare questo sport è sempre stato il mio sogno e ho avuto la fortuna di trasformare la mia passione in un lavoro”.

 

Qual è la vera essenza di questo sport?

“La libertà. Il mare ti regala delle emozioni incredibili e questo sport ti pone in una dimensione che spesso viene meno nella nostra quotidianità. In mare non ci sono muri, non dipendi da nulla, vai forte e ti diverti. Nessuno ti vede, nessuno ti sente, sei libero di andare dove vuoi. E tutto questo si fa nella natura, spinto solo dal vento, a impatto zero senza rumori e fonti di energia artificiale. L’unica cosa che tu ricerchi sono le condizioni”.

 

 

Spiegaci meglio...

“Non scegli tu quando praticarlo, ma le condizioni atmosferiche. E’ differente dagli altri sport in cui per esempio decidi di prendere una racchetta o un pallone e andare a giocare per il tempo che vuoi. Ma questo lo rende ancora più affascinante, sviluppa una dipendenza sana. Dipendi dagli elementi, e al contempo trai energia da loro stessi. Senti il bisogno costante di quelle sensazioni di libertà e di adrenalina. Passi il tempo a guardare il mare, se ci sono onde e se c’è vento, a studiare le previsioni per cercare le migliori condizioni possibili per uscire in mare. Non mi stanco mai di stare in acqua. Aspetti la condizione giusta, quella di cui hai bisogno per riuscire a divertirti e ad esprimerti, a essere libero e a provare quelle sensazioni che non proveresti in nessun altro modo”.

 

Com'è la vita di un professionista di windsurf?

“Impegnativa ma appassionante. Il windsurf non è solo uno sport, ma anche uno stile di vita. Ti cambia tutte le abitudini, ti influenza le priorità nel quotidiano. Allenamenti durissimi. Sempre in viaggio con tanta attrezzatura da portare in giro per il mondo, dalla Corea al Giappone, dalle Canarie alla Danimarca. Non è sempre facile, soprattutto stare molto spesso lontano da casa, ma la passione ed i risultati stanno ripagando tutto”.

 

Come fai a trovare regolarità in allenamento con tutte queste variabili?

“Non puoi pianificare nulla. L’allenamento in acqua è centrale e tu dipendi dalle condizioni. La preparazione a secco si muove in funzione degli allenamenti in acqua, dove mi alleno 4-5 giorni alla settimana. Non esiste una giornata tipo o una settimana tipo. Le certezze sono rappresentate da quattro sessioni settimanali da svolgere in palestra, che si incastrano dinamicamente in funzione delle previsioni e della preparazione che posso fare in mare. Restare allenati e focalizzati non è semplice e la chiave è sempre la passione per quel che fai”.

 

Anche l’aspetto mentale gioca un ruolo decisivo nelle competizioni...

“E’ importantissimo. In gara non vince sempre chi è il migliore a livello tecnico, ma chi è sempre al 100% della condizione, anche mentale. La testa va allenata a fronteggiare le variabili e sopperire al continuo cambiamento. Puoi allenarti in acqua riproducendo batterie di coppa del mondo tutti i giorni per 15-20 volte e acquisire certi automatismi che ti permettono di migliorare sul piano tecnico, ma ciò che mentalmente è difficile da gestire nelle competizioni è il fatto che nelle gare non sai mai esattamente quando potrai gareggiare: inizi la giornata con le previsioni che non danno vento e pensi che non si gareggi, poi improvvisamente si sposta la bassa pressione, entra vento e un’ora dopo sei chiamato in acqua. E’ destabilizzante, ma in quel momento devi farti trovare al top, pronto a stare sul pezzo. Personalmente all’inizio della mia carriera ho dovuto lavorare molto per essere performante su questo aspetto”.

 

La off season è ai titoli di coda: su quali obiettivi sportivi stai lavorando per la stagione alle porte?

“Il mio obiettivo, come al solito, è quello di dare il massimo in tutte le competizioni. Se lavori più duramente che puoi e ti esibisci al meglio quando gareggi, probabilmente avrai successo. Ovviamente voglio vincere, ma facciamo un passo alla volta. La stagione inizierà a Riva del Garda il 16 maggio con uno dei top event 2022, il Campionato Europeo di iQFoil, la nuova classe Olimpica di Parigi 2024. Il focus sarà sempre sulla prossima coppa del mondo di slalom, con molte tappe già confermate che mi vedranno impegnato in Israele, Danimarca e Giappone, ma disputerò anche i mondiali di velocità e i campionati italiani. Poi l’anno prossimo ci saranno le gare per le qualifiche olimpiche”.

 

Ufficiale? C’è Parigi 2024 tra i tuoi obiettivi a lungo termine?

“Confermo. Sto lavorando per qualificarmi alle Olimpiadi di Parigi 2024. Gareggerò con lo Yacht Club Italiano, il club velico più antico del Mediterraneo. E’ un progetto ambizioso, e l’introduzione della nuova classe olimpica iQFoil mi affascina: anche se provengo da una disciplina più ‘action’, questa è una combinazione tra slalom tradizionale, che è la mia specialità, e l’andatura di bolina e di poppa come nella barca a vela. Ho contribuito anche allo sviluppo dei materiali che saranno utilizzati a Parigi e Los Angeles, e per la prima volta forse il mondo del windsurf olimpico sarà più vicino al windsurf reale che piace alla gente che pratica il nostro sport. Mi piace immaginarmi ai Giochi di Parigi, ma non trascurerò la parte professionistica, che mi ha portato ad essere quello che sono oggi e a vivere di windsurf. Porterò avanti entrambi i progetti, sarei miope a farne solo uno”.

 

E in programma c’è anche una grande impresa sportiva…

“Entro settembre proverò la traversata Italia-Corsica in windsurf, qualcosa di mai tentato in precedenza. In occasione di questa impresa lancerò il mio progetto intitolato “Un Solo Mare per tutti” volto a sensibilizzare le persone nel rispetto dell'ambiente e del mare. Un uomo, a bordo del suo windsurf spinto dal vento ed un grande obiettivo: raggiungere il faro della Giraglia. Se una sola persona può attraversare l'intero Mar Ligure in maniera sostenibile, perché ognuno di noi non può fare di più per l'ambiente ogni giorno? Abbiamo un solo mare e dobbiamo averne cura tutti noi”.

 

Per diventare uno dei leader mondiali di specialità, Matteo deve fare numerosi sacrifici e seguire un’alimentazione e un’integrazione mirata alla performance e al mantenimento del peso forma:

“Durante la preparazione il mio piano prevede cinque pasti al giorno. Mi sveglio quasi sempre all’alba, e per colazione mi preparo dei pancake con crema di burro d’arachidi Alphazer. Pranzo a base di riso con pollo e verdure bollite, che porto con me in spiaggia, e nei break degli allenamenti in acqua assumo uno shake grande di Alphagel Power, il prodotto che preferisco in assoluto. Faccio uno snack a metà pomeriggio con 2 barrette Alphazer dried fruits e uno shaker di proteine dell’uovo. A cena mangio pesce o petto di pollo con insalata. Mangio anche la carne. Quando svolgo allenamento in palestra, la sera prima di andare a dormire uso la Glutammina Alphazer: un cucchiaio in polvere prima di andare a letto mi favorisce il recupero muscolare durante la notte e mi aiuta anche a dormire meglio”.

 

di Gianluca Meola




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