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Beach Volley - aspetti fisiologici e nutrizionali
Beach Volley - aspetti fisiologici e nutrizionali

Beach Volley - aspetti fisiologici e nutrizionali

Data: 24 maggio 2022

BEACH VOLLEY – ASPETTI FISIOLOGICI E NUTRIZIONALI

Il beach volley è uno sport di squadra che nasce come una variante alla pallavolo. Due squadre composte da due persone ciascuna si scontrano su un campo di sabbia, di 16×8 metri (ogni campo è un 8×8 m), diviso da una rete. 

L’altezza e le caratteristiche della rete sono le stesse della pallavolo (2.24m per le donne e 2.43 per gli uomini). 

Il beach volley è una disciplina sportiva che nel 1996 ha avuto l’inserimento tra le discipline olimpiche: di fatto un coronamento di indicazioni che provenivano dal mondo sportivo del volley, in cui da tempo si chiedeva di non considerare il beach volley come una semplice trasposizione delle caratteristiche del volley indoor, di fatto solamente giocato sulla sabbia. Non è solo la superficie a differire ma moltissime caratteristiche tecniche, come ad esempio la mancanza della notevole differenziazione di ruolo del volley, che richiede una importante specializzazione tecnico/atletica, ma in particolare le differenze legate alle condizioni ambientali che possono essere diversissime (dal caldo al freddo, dalla luce intensa solare alle partite giocate in notturna, il vento, la notevole disidratazione che ne deriva, la sabbia mescolata col sudore e, in particolare, la superficie di gioco, la sabbia appunto, che richiede una particolare diversità del gesto tecnico/atletico che ovviamente viene reso difficoltoso in quello che il gesto tipico del volley: il salto.

Oltre a queste sostanziali differenze, è da notare anche il fatto che ogni squadra è composta da 2 atleti: questo richiede una notevole versatilità tecnica e atletica, accompagnata da una specifica agilità. Il tutto rende chiaro come le necessità fisiologiche del giocatore di beach volley siano decisamente superiori a quelle del giocatore di volley. Ne testimoniano alcune specifiche differenze fisiologiche: l’atleta di beach volley risulta infatti di peso ed altezza inferiori rispetto al giocatore di volley, con un VO2-max (maximal oxygen consumption) compreso tra i 60 ed i 70 ml/min-1. kg-1 (Cossart et coll. 1997), contro valori medi di 55 ml/min-1. kg-1 dello specialista di volley indoor (Zsuzsa e Forman, 1995; Smith e coll., 1992;).

Anche le caratteristiche antropometriche sono sostanzialmente diverse, legate appunto alla versatilità che richiede skills di altro genere. Uno studio italiano del 2001, analizzando il salto con il CMJ secondo metodica di Bosco, ha valutato che il salto nel beach richiede una maggiore quantità di energia, confermando appunto le differenze esposte poco sopra.

Questa disciplina è comunque caratterizzata dalla sua natura intermittente. Infatti si alternano brevi periodi di attività massimale o sub-massimale a fasi di attività a moderata o bassa intensità per periodi più lunghi. Il rapporto gioco/pausa è infatti di 1:4. La frequenza cardiaca (FC) viene molto sollecitata, al punto che durante il gioco è molto spesso compresa tra l’85% ed il 95% della FC-max (studio pubblicato dal Prof. Roberto Colli nel 2007).

In 10 anni di World Tour uno studio ha evidenziato le diverse fasi di gioco: per una partita di beach volley la durata standard è compresa tra i 30 ed i 64 minuti e prevede tra 78 e 96 scambi (rallies). ll tempo totale di riposo e la durata di ogni rally è rispettivamente di circa 17 minuti e 8,5 secondi.

Gli atleti eseguono mediamente 100 salti per set e 6 salti per rally, comprendendo sia il salto per la schiacciata che quello del muro.

In uno studio che ha analizzato 50 partite svolte nei world tour queste sono state svolte ad una temperatura media di 33.6°C ed una umidità media del 60%.

Sotto l’aspetto nutrizionale ci si trova nel solito dilemma riguardante la maggior parte delle discipline sportive, in particolare in quelle in cui i salti (aspetto antigravitazionale) giocano un ruolo fondamentale, e cioè un giusto rapporto massa grassa/massa magra con riduzione della prima in particolare. Questo aspetto però, se non ricercato con ottimale strategia e quindi “guidato” da esperti nutrizionisti, potrebbe facilmente sfociare in problemi di notevole importanza e cioè una relativa deficienza di energia (RED-S), ben codificata da una recente review del CIO le cui conseguenze negative sono chiaramente elencate nelle seguenti tabelle.

 

Il corretto bilancio energetico oltre a consentire la conduzione dell’allenamento e soprattutto a fare in modo che questo “renda” nel senso di poter ottimizzare la risposta neuro-muscolare ai carichi e volumi proposti dallo staff, ha la funzione di gestire al meglio la capacità di sostenere gli elevati ritmi indotti dalle partite, in particolare quelle che si protraggono sino al 3° set.

Nella seguente tabella sono riportati i dati ottenuti in diverse valutazioni della nostra equipe sulle atlete nazionali italiane nella stagione 2017:

Chiaramente un aspetto importantissimo, in virtù di quanto detto in precedenza, è la necessità di apportare una corretta idratazione in considerazione delle varie condizioni ambientali, per lo più che si presentano in condizioni di gran caldo umido con conseguente abbondante sudorazione. La sudorazione è un meccanismo efficace per dissipare il calore in eccesso. Ci vogliono circa 580 Kcal di energia per produrre un litro di sudore. Il sudore può essere prodotto in una quantità di 500 ml all’ora per m² di superficie corporea. La differenza di pressione parziale del vapore acqueo di 1 kPa produce un calore di 58 W per m² di superficie corporea in assenza di vento. Più vento soffia e più sudore può essere dissipato, e con il sudore vengono perse grandi quantità di sali minerali, di cui in prevalenza sodio, ma anche magnesio.

Da tenere in debita considerazione che l’ingestione di ACQUA NATURALE PURA dopo la disidratazione indotta dall’esercizio deprime la concentrazione plasmatica di sodio e la conseguente emo-diluizione riduce il desiderio di bere e stimola la produzione di urina, entrambi i fattori impediranno una corretta reidratazione.

La preventiva assunzione di soluzioni contenenti Sali minerali, e sodio in particolare, veicolati con miscele di zuccheri è in grado di fornire un efficace misura di prevenzione dei crampi muscolari, cosi come l’assunzione di magnesio durante la partita si è dimostrata essere un valido supporto nella gestione della fatica, infatti uno studio ha evidenziato che al termine di ogni set cala drasticamente la concentrazione ematica di magnesio e che la sua somministrazione durante il set è in grado di ripristinare la concentrazione mentale ed opporsi alla sensazione di fatica tipica alla fine di ogni set.

Di seguito alcune “chicche” relative alla corretta strategia di idratazione e reidratazione, indispensabili soprattutto quando le partite o allenamenti si svolgono nelle condizioni di:

  • Soluzioni che contengono due o più diversi carboidrati determinano una maggior captazione di acqua a livello intestinale (McArdle, Katch & Katch, Sports & Exercise Nutrition).
  • L’aggiunta di una minima quantità di sodio contribuisce a mantenere stabile la concentrazione plasmatica di sodio, e quindi ridurre la produzione di urina e sostenere lo stimolo della sete (McArdle, Katch & Katch, Sports & Exercise Nutrition).
  • Il volume dei liquidi da assumere è di circa il 50% superiore alle perdite (ACSM Position Stand 2007) o 70% (Wong et al. Int J Sports Nutr Exer Met 2000) con contenuto in Na elevato (61 mmol L-1) (Shirreffs et al. Med Sci Sport Exer 1996).
  • Nell’intestino esistono “trasportatori attivi” per molti carboidrati. La presenza di diversi carboidrati nelle bevande migliora quindi assorbimento quota liquida. La velocità di assorbimento intestinale è influenzata da: osmolalità, tipo di carboidrati, numero carboidrati presenti. L’impatto del fattore “numero CHO” è maggiore di quella “osmolarità” ( Gisolfi legagy” 2001 ACSM Annual Meeting).
  • Osmolarità e tipo di carboidrati non influenzano negativamente lo svuotamento gastrico per concentrazioni CHO fino a 6% (Shi et al. Int J Sports Nutr Exer Met 2000).

Possono integratori e supplementi aiutare gli atleti in un pronto recupero delle energie fisiche e delle condizioni muscolari? Certamente, purché vengano utilizzati nei modi, nelle quantità e nei tempi opportuni. Un recente studio italiano ha illustrato il panorama dell’attuale mondo del beach volley con interviste e questionari tra gli atleti di vertice con il seguente risultato:

Se ne può desumere che sull’argomento sembrano esserci tantissime informazioni, e molti supplementi vengono usati come supporto per migliorare le prestazioni sportive tipiche di questo sport. Tra questi, sicuramente alcuni vengono utilizzati correttamente mentre altri in modo discutibile: la letteratura a riguardo e la sua analisi resta come strumento utilissimo per la comprensione del panorama globale sugli integratori e sul loro corretto uso.

 

 

BIBLIOGRAFIA

Bisciotti GN., Ruby A., Jaquemod C Biomeccanica dei salti nella pallavolo e nel beach volley; SdS. Anno XX, 52: 29-34, 2001

Colli, R., Buglione, A., Ranocchi, G., & D Ottavio, S. (2007). Beach volley: estensione della pallavolo indoor o un altro sport?. SDS, 75, 59.

Magalhães, J., Inácio, M., Oliveira, E., Ribeiro, J. and Ascensão, A. (2011) Physiological and neuromuscular impact of beachvolleyball with reference to fatigue and recovery. Journal of Sports Medicine & Physical Fitness 51, 66-73.

Match Duration and Number of Rallies in Men's and Women's 2000-2010 FIVB World Tour Beach Volleyball. Palao JM, Valades D, Ortega E., J Hum Kinet. 2012 Oct;34:99-104

Zetou E., Giatsis G., Mountaki F., Komninakidou A. Body weight changes and voluntary fluid intakes of beach volleyball players during an official tournament. J. Sci. Med. Sport. 2008;11:139–145.

Which are the Nutritional Supplements Used by Beach-Volleyball Athletes? A Cross-Sectional Study at the Italian National Championship.

Amatori S, Sisti D, Perroni F, Impey S, Lantignotti M, Gervasi M, Donati Zeppa S, Rocchi MBL. Sports (Basel). 2020 Mar 11;8(3):31.




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