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Echinacea e malanni stagionali
Echinacea e malanni stagionali

Echinacea e malanni stagionali

Data: 07 settembre 2021

L’Echinacea è una pianta erbacea perenne che comprende almeno 9 specie, fa parte della famiglia maggiore delle Asteracee ed è originaria del Nord America. Il suo nome deriva dal greco echinos (riccio), probabilmente derivato dalla forma o dalla struttura aerea della pianta. Come già detto l’origine è dal Nord America ma da considerare in tutta la sua estensione, Messico compreso, essa possiede una notevole capacità di adattamento pur privilegiando luoghi a quote più alte, arieggiati e soleggiati.

Le sue proprietà terapeutiche sono note fin dall’antichità quando ne veniva utilizzato prevalentemente il rizoma in particolare come cicatrizzante e antinfettivo, soprattutto nelle ferite e affezioni della cute, anche da traumi.

Questa pianta, in modo particolare le sue radici, ha raggiunto una notorietà crescente a causa di una sua presunta capacità di rinforzo/stimolo delle difese immunitarie. Ovviamente, in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui la piena attività ed integrità delle difese immunitarie viene giustamente considerata la principale difesa dalle aggressioni dei virus - per i quali, sappiamo ormai bene, un apparato immunitario sano costituisce la principale difesa -, questa tipologia di proprietà ha destato un interesse clamoroso. Sono moltissime le preparazioni commerciali che contengono i vari estratti di diverse specie di ECHINACEA, da molti anni proposte come scudo verso le affezioni varie e le diverse “malattie da raffreddamento”, piccole patologie per lo più stagionali causate da virus e batteri che aggrediscono prevalentemente le vie aeree superiori.

Ma è veramente efficace la strategia di cura/supporto che vede l’impiego delle varie forme farmaceutiche a base di Echinacea?

Esaminiamo in sintesi la letteratura scientifica più recente: innanzitutto è bene considerare, a scopo di conoscenza, la composizione chimica degli estratti utilizzati, tenendo bene a mente il concetto di fitocomplesso. Infatti, nel campo fitoterapico, l’attività farmacologica delle piante officinali non è data da un principio attivo isolato, come avviene nella maggior parte dei farmaci, ma da un insieme di composti che frequentemente agiscono in sinergia, modulando l’attività della pianta e proponendo attività farmacologiche a volte diverse da quelle delle singole sostanze.

Facciamo l’esempio della caffeina: conosciamo bene le attività a livello organico relative alla sua assunzione, se le confrontiamo con la medesima quantità di caffeina presente, ad es. nel guaranà, queste si presentano con diverse caratteristiche date proprio dal fitocomplesso che ne modula l’azione diminuendo la risposta acuta ma agisce anche sull’emivita minimizzando gli effetti collaterali.

In sostanza, è questo l’effetto a “2 facce di una medaglia” dei prodotti fitoterapici: minori effetti collaterali ma grandi difficoltà per valutare le capacità reali dell’effetto farmacologico a causa dell’impossibilità di legare una sostanza presente all’efficacia data invece dal fitocomplesso.

Queste considerazioni inducono anche a dover valutare la diversa efficacia dei prodotti a base di piante medicinali poiché, per la diversità di composizione della pianta e per le differenti qualità di queste (qualità che a sua volta dipende da altri fattori come diverso terreno di coltivazione, diverso ambiente di crescita, annate di raccolta migliori dipendenti dall’ambito meteorologico, momento di raccolta della pianta, eccetera). 

In ogni caso, per tornare alle caratteristiche dell’Echinacea, le attuali conoscenze hanno evidenziato quelli che sono i principali costituenti ai fini farmacologici del fitocomplesso e, tra questi, troviamo diversi olii essenziali.

Chiaramente, la percentuale di queste sostanze varia anche a seconda della specie che si considera. Sono presenti ovviamente anche Flavonoidi, derivati dell'acido caffeico (acido cicorico, acido clorogenico ed echinacoside), polifenoli, alchilamidi e diverse glicoproteine e polisaccaridi ai quali vengono attribuiti le proprietà immunostimolanti (inulina, arabinogalattani ed eteroxylani), in particolare si evidenziano, a scopo terapeutico, soprattutto 3 specie: Echinacea angustifolia, Echinacea pallida and Echinacea purpurea.

Nel 2005 J. Barnes e coll. da una analisi della letteratura hanno evidenziato un aspetto: in sostanza piuttosto che una attività immunostimolante viene certamente riconosciuta una attività immunomodulatoria valutata da esperimenti sia “in vitro” che “in vivo” in particolare sull’attività dei macrofagi. Viene riportata anche una attività di supporto a quella del TNFa e delle IL-1 e IL-10 oltre che dell’Interferone; questi risultati fanno da contrasto ad altri in cui non si evidenziano supporti all’attività dei “natural-killer” o alla formazione di anticorpi. A causa di questa distinzione di effetti, alcuni autori consigliano una assunzione di preparati a base di echinacea regolarmente per almeno 4 mesi a scopo profilattico piuttosto che curativo, esaltando il concetto di immunomodulazione.

Promettenti dati sono a supporto di una attività antivirale degli estratti di echinacea, diversi studi li hanno messi a confronto con aciclovir ottenendo dati sovrapponibili. Gli studi a supporto però sono veramente pochi.

Altrettanto interessante l’attività antifungina e quella antibatterica, in particolare, la prima è stata studiata valutando la capacità di inibire la crescita del saccaromices con buoni risultati ma, soprattutto, nei confronti della candida albicans, ottenendo eccellenti risultati. Parimenti la capacità antibatterica è stata testata in vitro su colture di Escherichia coli, Proteus mirabilis, Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus ottenendo risultati incerti, in alcuni casi ottimi ma erano derivati da prodotti di diverse erbe miscelate. Il problema maggiore deriva da una scarsità di studi disponibili.

Sono state confermate le attività anti-infiammatorie e cicatrizzanti proprie della tradizione popolare seppure solo per i prodotti da impiegare a livello locale come gel ed unguenti.

Non sono chiarissimi i dati relativi agli effetti collaterali, così come sono stati riportati diverse interazioni con altri farmaci legati all’interazione con i citocromi deputati alla trasformazione organica dei farmaci.

In definitiva, in queste review viene evidenziata la capacità immunomodulatoria nelle varie condizioni di uso, in particolare, nel trattamento delle infezioni respiratorie delle vie aeree superiori (URTI) la cui validità è riportata da diverse decine di studi diversi anche se rimane il fondamentale problema legato alle difficoltà nel condurre studi di farmacocinetica e farmacodinamica per cui i risultati clinici sono influenzati dalla mancanza di questi studi, motivo per cui, risulta difficile ottenere risultati probanti nei vari trials clinici.

In conclusione, pur ribadendo proprietà interessanti in termini di prevenzione e riduzione dei tempi di convalescenza nel trattamento dei malanni stagionali, si confermano le difficoltà ad inquadrare le sicure caratteristiche terapeutiche a causa delle difficoltà per la standardizzazione di studi come avviene tipicamente per i prodotti fitoterapici.

Bibliografia

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Echinacea plants as antioxidant and antibacterial agents: From traditional medicine to biotechnological applications. Sharifi-Rad M, Mnayer D, Morais-Braga MFB, Carneiro JNP, Bezerra CF, Coutinho HDM, Salehi B, Martorell M, Del Mar Contreras M, Soltani-Nejad A, Uribe YAH, Yousaf Z, Iriti M, Sharifi-Rad J. Phytother Res. 2018 Sep;32(9):1653-1663. doi: 10.1002/ptr.6101

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Can Echinacea be a potential candidate to target immunity, inflammation, and infection - The trinity of coronavirus disease 2019. M F Nagoor Meeran, Hayate Javed, Charu Sharma, Sameer N Goyal, Sanjay Kumar, Niraj Kumar Jha, Shreesh Ojha; Heliyon. 2021 Feb;7(2):e05990.

Echinacea species (Echinacea angustifolia (DC.) Hell., Echinacea pallida (Nutt.) Nutt.,Echinacea purpurea (L.) Moench): a review of their chemistry, pharmacology and clinical properties. Barnes J, Anderson LA, Gibbons S, Phillipson JD. J Pharm Pharmacol. 2005 Aug;57(8):929-54

 

 

 

 




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