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Atleti tattici: prevenzione infortuni e recupero funzionale
Atleti tattici: prevenzione infortuni e recupero funzionale

Atleti tattici: prevenzione infortuni e recupero funzionale

Data: 13 aprile 2021

Una corretta prevenzione degli infortuni nasce da una profonda conoscenza delle caratteristiche biomeccaniche e fisiologiche dell'attività svolta, la tipologia e l'incidenza degli infortuni e da una corretta applicazione delle strategie individuate.
Gli infortuni che possono verificarsi incidono, inevitabilmente, sullo stato di forma e sulla performance e possono portare, nel tempo, a problemi di salute non indifferenti quali rigidità muscolare ed artrosi.

Atleti tattici: chi sono?

Un termine tutto americano che indica quella particolare categoria di persone che si trova a svolgere lavori che richiedono un grandissimo sforzo in termini fisici, spesso, in condizioni ambientali anche avverse.
Tra di loro, per esempio, i Vigili del Fuoco o le Forse speciali dell'Esercito, ma anche i professionisti addetti ai salvataggi.
Soggetti che si ritrovano sottoposti a carichi aggiuntivi come zaini, armi, estintori ecc. e a elevato stress psico-fisico dettato dalle situazioni nelle quali operano.
Molto spesso, la loro condizione fisica risulta, però, non essere idonea allo svolgimento di determinati compiti e risultano essere molto alte le percentuali di una serie di disturbi patologici e fisici ai quali vanno incontro.
È dunque fondamentale per questa categoria un approccio preventivo mirato e programmi di allenamento funzionale per la prevenzione dei problemi.

Come intervenire sui fattori di rischio per un corretto approccio preventivo

La varietà dei compiti tattici e lo sforzo richiesto a livello fisico, combinata con la variabile operazioni, predispone, inevitabilmente, il TA al rischio di lesioni ed infortuni.
Quando si presenta un infortunio, l'atleta tattico tende ad essere predisposto ad ulteriori possibilità di lesione e, l'unico modo per interrompere questo circolo, è lavorare sia a livello di prevenzione che di recupero mirato non soltanto alla risoluzione del problema stesso ma, soprattutto, sul ripristino di una totale funzionalità.

Gli infortuni muscoloscheletrici sono riconosciuti dalla ricerca scientifica attuale come il più grande problema di salute che colpisce i corpi militari

Basti pensare che, per ogni 1.000 operatori in servizio monitorati per un anno, 628 hanno riportato una lesione muscoloscheletrica (2).
Oltre l'80% degli infortuni sono stati classificati come lesioni dovute ad una gestione di un sovraccarico o stress meccanico eccessivo.
Il ginocchio risulta essere la sede anatomica più colpita seguita dalla colonna lombare, dalla caviglia e dal piede.
Elementi che dimostrano quanto sia importante che, il compito del preparatore fisico e del fisioterapista in ambito TA, si orienti verso la prevenzione di tali infortuni per arrivare ad una riduzione significativa.
Sebbene molte di queste lesioni siano la conseguenza inevitabile di condizioni difficili e requisiti di movimento estremi, l'ottimizzazione delle capacità di movimento e di lavoro del TA possono ridurre la percentuale di rischio incorrere in questo tipo di infortuni.
L'aver subìto già un infortunio viene citato come fattore di rischio nell'incorrere in un nuovo infortunio in futuro (5, 6).
Per questa ragione, lo staff sanitario ed i preparatori fisici delle unità tattiche dovrebbero assicurarsi che gli operatori siano sottoposti a screening per i fattori di rischio di possibili lesioni, specifici per le loro funzioni e per eventuali lesioni passate che potrebbero compromettere le prestazioni fisiche.
Le persone considerate a rischio devono essere valutate da medici esperti attraverso analisi approfondite orientate a cercare la causa scatenante il problema che, spesso, non coincide con il dito della lesione.

La risposta infiammatoria

Di fronte a lesioni fisiche o traumi, la prima risposta che mette in atto il corpo è quella infiammatoria per limitare ulteriori danni e preparare al processo di guarigione.
I segni classici di infiammazione sono arrossamento, gonfiore, dolore, calore e perdita di funzionalità.
La risposta infiammatoria in fase acuta dura un paio di giorni mentre, i segni di infiammazione, possono persistere per settimane a causa di diversi fattori tra i quali la gravità e la posizione della lesione, l'efficacia dei trattamenti terapeutici iniziali e la risposta individuale.
Gli obiettivi del trattamento durante questa fase sono:

  • minimizzare il dolore e il gonfiore
  • proteggere il sito infortunato da ulteriori danni
  • mantenere la capacità di recupero del movimento e il condizionamento fisico generale

Un acronimo utile per il trattamento di guida, durante la fase infiammatoria, è PRICEM (Protection Rest Ice Compression Elevation Motion) ina variante che si differenzia dalla tradizionale RICE (Rest Ice Compression Elevation) per il mantenimento del movimento anche nella fase acuta rispettando i parametri di guarigione e l'inserimento della protezione del sito della lesione.
Sebbene clinici e ricercatori riconoscano la scarsità di prove di qualità a sostegno dell'uso del RICE, nella medicina dello sport, questa metodica è diffusa e accettata con l'avvertenza che i medici devono valutare i rischi ed i benefici per ciascun individuo (7,8).

Fase di recupero: cosa fare

Le raccomandazioni per un recupero precoce del movimento, dopo un infortunio, sono sempre più supportate da prove di qualità crescente da parte della ricerca(9,10).
Prescritto dal medico o dagli specialisti della riabilitazione promuove:

  • guarigione ottimale che evita atrofia e perdita di estensibilità dei tessuti
  • qualità ed orientamento delle fibre del nuovo tessuto

Gli atleti tattici dovrebbero disporre comunemente di informazioni base per applicare i principi PRICEM immediatamente dopo l'infortunio e una specifica conoscenza dell'uso eccessivo e non giustificato di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS).
Nonostante la mancanza di una forte evidenza per sostenere la loro efficacia, a breve termine (max 5 giorni) l'uso di FANS è largamente accettato ed utilizzato quando un'eccessiva infiammazione provoca sintomi riconducibili a dolore e limitazione della capacità di movimento dopo la lesione (9).
Tuttavia, l'utilizzo di FANS per condizioni croniche e lesioni recenti senza eccessiva infiammazione comporta probabilmente più rischi che benefici (9).
Gli effetti collaterali dei FANS sono, generalmente, associati al loro uso prolungato e più comunemente coinvolgono i sistemi gastrointestinale, cardiovascolare e renale (9).
Il loro uso inibisce la guarigione ossea (11) e, sul lungo termine, viene associato ad effetti dannosi per la crescita cellulare ed il relativo metabolismo (9).
Per i TA preoccupati degli effetti negativi dei FANS sulle prestazioni, è da dire che è improbabile che un uso occasionale influisca negativamente sulla crescita muscolare e conseguente performance.
Tuttavia, un utilizzo a lungo termine potrebbe limitare la crescita muscolare a causa di effetti negativi sull'attività delle cellule satellite (12).

Nella fase di recupero post lesione muscolare, la qualità del risultato finale dipende, in gran parte, dalla qualità dell'allenamento durante la fase di rimodellamento.
Questa fase di guarigione corrisponde a quella che viene definita fase di riabilitazione funzionale dove, l'obiettivo primario è quello di far progredire tutte le modalità di allenamento ad un livello commisurato alle esigenze fisiche dell'atleta tattico.
Durante tutte le fasi di guarigione dall'infortunio è importante, per il preparatore fisico, collaborare con il personale medico e di riabilitazione al fine di garantire una forma fisica non eccessivamente compromessa.

Tipologia delle lesioni

Si possono verificare:

  • lesioni da sovraccarico
  • lesioni a carico delle strutture muscolo tendinee ed ossee

Le lesioni da sovraccarico si verificano quando, lo stress cumulativo, che indichiamo come "stress meccanico" applicato alle strutture muscolo tendinee ed articolazioni, supera la capacità di adattarsi allo stress che, solitamente entro determinati limiti, è una condizione fisiologica.
Condizioni da sovraccarico o da uso ripetitivo ed eccessivo includono tendinopatia, fratture da stress e sindrome del dolore femororotuleo (13).
Tali condizioni si verificano frequentemente tra gli atleti tattici, specialmente in campo militare, per i quali la corsa per il condizionamento fisico è associata ad un uso eccessivo degli arti inferiori (14) e spesso poi collegata a sovraccarico per trasporto equipaggiamento ed attrezzature.
Un fattore che contribuisce ad un eccessivo stress meccanico tissutale associato a lesioni da sovraccarico è l'errore di programmazione delle sedute di allenamento e le disfunzioni del movimento (13).
Gli errori di programmazione dell'allenamento si verificano quando il volume o l'intensità delle sessioni allenanti è eccessivo per l'individuo e a causa della frequenza e durata eccessiva della corsa sulla distanza (distanza percorsa più di tre volte a settimana o per più di 30 minuti (15).
Limitare la frequenza e la durata della corsa a distanza risulta essere vantaggioso per i corridori principianti per limitare l'incidenza di eventuale infortuni.

Le lesioni a carico delle strutture muscolo tendinee ed ossee invece sono la seconda categoria di lesioni da uso eccessivo e rappresentano l'incapacità dell'osso di resistere in modo ripetitivo al carico meccanico con conseguente affaticamento strutturale e dolore osseo localizzato (18).
Questa tipologia di lesione si verifica quando gli effetti cumulativi dell'attività portante e dell'allenamento fisico superano la capacità dell'individuo di gestire lo stress meccanico a carico del sistema osseo.
E’ un processo che inizia con reazioni di stress che possono progredire e sfociare in fratture da stress o fratture propriamente dette.
I soggetti poco allenati sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di infortunio particolarmente all'inizio di un programma di allenamento non adeguatamente strutturato.
Il sintomo principale delle lesioni da stress osseo è il dolore correlato all'attività con un insorgenza di tipo graduale (19)
Inizialmente il dolore è lieve e, a differenza di una lieve tendinopatia, non diminuisce con il riscaldamento o la continuazione dell'attività (20). Se tale attività continua ad essere svolta dopo l'insorgenza dei sintomi, la patologia progredirà e i sintomi diventeranno più gravi e localizzati (20).
All'inizio del processo di lesione da stress osseo i sintomi diminuiscono quando cessa il carico.
Tuttavia, nelle fasi successive, i sintomi si manifestano spesso anche a  riposo.

Dr. Massimiliano Febbi PhD,Ft,DO,CSCS

CEO H2MAX, Educational Director Yamamoto Nutrition

1 Jones, BH, Canham-Chervak, MC, Canada, S, Mitch- ner, TA, and Moore, S. Medical surveillance of injuries in the U.S. military descriptive epidemiology and recommendations for improvement. Am J Prev Med 38(1S):S42-S60, 2010.

2 Hauret, KG, Jones, BH, Bullock, SH, Canham-Chervak, MC, Canada, S, Mitchener, TA, and Moore, S. Muscu- loskeletal injuries: description of an under-recognized injury problem among military personnel. Am J Prev Med 38(1S):S61-S70, 2010.

3 3. Knapik, JJ, Hauret, KG, Arnold, S, Canham-Chervak, M, Mansfield, AJ, Hoedebecke, EL, and McMillian, D. Injury andfıtness outcomes during implementation of Physical Readiness Training. Int J Sports Med 24:372- 381, 2003.

4 Seabury SA, and McLaren CF. The frequency, severity, and economic consequences of musculoskeletal inju- ries tofirefighters in California. Santa Monica, CA: RAND Corporation, 12, 2010

5 George, SZ, Childs, JD, Teyhen, DS, Wu, SS, and Wright, AC. Predictors of occurrence and severity of first time low back pain episodes: findings from a military inception cohort. PLoS ONE 7(2):e30597, 2012 doi:10.1371/journal.pone.0030597.

6 Knapik, JJ, Sharp, MA, Canham-Chervak, M, Hauret, K., Patton, JF, and Jones, BH. Risk factors for train- ing-related injuriesamong men and women in basic combat training. Med Sci Sports Exerc 33:946-954, 2001

7 Brukner, P, and Kahn, K. Brukner and Kahn’s Clinical Sports Medicine. 4th ed. North Ryde NSW: McGraw-Hill Australia, 610, 25-40, 245-246, 2012.

8 Malanga, GA, Yan, N, and Stark, J. Mechanisms and efficacy of heat and cold therapies for musculoskeletal injury.Postgrad Med 127(1):57-65, 2015.

9 Granter, R. Treatments use for musculoskeletal con- ditions: more choices and more evidence. In Brukner and Kahn’sClinical Sports Medicine. 4th ed. Brukner, P, ed. North Ryde, NSW: McGraw-Hill Australia, 164- 209, 2012.

10 Jarvinen, TAH, Jarvinen, M, and Kalimo, H. Regenera- tion of injured skeletal muscle after the injury. Muscles LigamentsTendons J 3(4):337-345, 2013.

11 Chen, MR, and Dragoo, JL. The effect of nonsteroidal anti-inflammatory drugs on tissue healing. Knee Surg SportsTraumatol Arthrosc 21(3):540-549, 2013.

12 Schoenfeld, BJ. The use of nonsteroidal anti-inflam- matory drugs for exercise-induced muscle damage: implications forskeletal muscle development. Sports Med 42(12):1017-1028, 2012.

13 Cameron, KL, and Owens, BD. The burden and man- agement of sports-related musculoskeletal injuries and conditionswithin the U.S. military. Clin Sports Med 33:573-589, 2014.

14 Bullock, SH, Jones, BH, Gilchrist, J, and Marshall, SW. Prevention of physical training–related injuries: recommendations for the military and other active populations based on expedited systematic reviews. Am J Prev Med 38(1S):S156-S181,2010.

15 Quigley, EJ, and Richards, JG. The effects of cycling on running mechanics. J App Biomech 12:470-479, 1996.

16 Purdam, CR, Jonsson, P, Alfredson, H, Lorentzon, R, Cook, JL, and Khan, KM. A pilot study of the eccentric decline squat inthe management of painful chronic patellar tendinopathy. BJSM 38:395-397, 2004.

17 Sharma, P, and Maffulli, N. Tendon injury and tendi- nopathy: healing and repair. J Bone Joint Surg Am 87:187-202, 2005.

18 Warden, SJ, Davis, IS, and Fredericson, M. Management and prevention of bone stress injuries in long-distance runners. JOrthop Sports Phys Ther 44(10):749-765, 2014.

19 Jacobs, JM, Cameron, KL, and Bojescul, JA. Lower extremity stress fractures in the military. Clin Sports Med 33:591-613,2014.

20 Warden, SJ, Davis, IS, and Fredericson, M. Management and prevention of bone stress injuries in long-distance runners. J Orthop Sports Phys Ther 44(10):749-765, 2014.

 




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